"...io, ...cresciuto fra i saggi ignoranti di montagna che sapevano Dante a memoria e improvvisavano di poesia, io, tirato su a castagne e ad erba spagna, io, sempre un momento fa campagnolo inurbato, due soldi d'elementari ed uno d'università, ma sempre il pensiero a quel paese mai scordato dove ritrovo anche oggi quattro soldi di civiltà ..." (Addio, F. Guccini)

10 luglio 2010

Il miracolo del tacchino induttivista

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L’appuntamento godo-mangereccio con gli amici-elettori di Cornacchia di sabato scorso, differito nell’ora e nel luogo per ovvi motivi di riservatezza-sicurezza politico-elettorale, ha prodotto nel nostro gallinaceo, forse per paura di essere scoperto, forse per la mancata partecipazione alla serata luculliana, una reazione così rabbiosa da indurlo, involontariamente, a mostrare la sua vera identità. Chi ha avuto il “piacere” di assistere ad una delle sue migliori performances di sempre, racconta di incontenibili “fantasie” di pancia - più che di testa – tipiche dei migliori momenti del rag. Ugo Fantozzi – Condannato a vivere come rappresentazione dell'Homo disabilis (un ominide diversamente idiota rispetto all'Homo sapiens), il nostro possiede una specie di razionalità primitiva, tipica dei gallinacei più evoluti, o delle mazzancolle di un noto locale sulla turanense. Questo, però, non gli impedisce di ripetere automaticamente le primarie abitudini giornaliere, come muoversi, sproloquiare, lavarsi i piedi, ridere stoltamente e (udite udite!) perfino di riconoscersi allo specchio. Non riesce però a pensare e parlare in contemporanea, per cui utilizza, spesso e volentieri, l’apparato vocale a sproposito anziché come strumento per comunicare. Ciò è dovuto, in particolare, alla lentezza snervante con cui le informazioni arrivano alla corteccia cerebrale (per rendere bene l'idea, incontra più o meno la stessa difficoltà che incontrerebbe una Fiat Duna a salire sull’Everest). 
 Su di lui si concentrano “malasorte”,  “prepotenze” e “falsità” ed è ri-conoscibile per la sua grottesca attitudine alla sudditanza psicologica verso i “potenti” e come modello di uomo medio, o meglio mediocre, alla continua ricerca di un'impossibile collocazione borghese. Insomma, il prototipo del tapino, ovvero la quintessenza della nullità, sempre immerso nell’eterno grigiore di una quotidianità catto-bacchettona di cui, tra l’altro, va molto orgoglioso.Quello che più colpisce, nell’involontaria rivelazione identitaria, è che il povero gallopago non è uno,  ma  uno e trino: la Trinità induttivista che, per comunicare quel capolavoro di commenti e “osservazioni minacciose” a Cornacchia, ha invocato il miracolo delle tre persone (o il giochino delle tre carte) . Della quarta persona, sicuramente presente, è meglio non soffermarsi per non sprecare  tempo con una  creatura che la natura matrigna ha generato microcefala. Chiudiamola qui perché non mi diverto a sparare sulla croce rossa.  Giova però ricordare ai nostri pennuti che la notte di Natale è sempre alle porte e che non è sufficiente uno “straccio di carta”, saper leggiucchiare di greco e di latino, o cercare, maldestramente, di distinguersi dal “branco gloglottante" per essere uomini. Soprattutto per essere “uomini liberi”, capaci di vivere e brillare di luce propria, di rischiare personalmente e assumersi le responsabilità di quello che si fa o si è fatto. Sempre! Soprattutto quando ci si propone per impegni pubblici, ancorché gloglottare e scaricare le proprie responsabilità su terze e quarte persone. Ma per far questo ci vogliono le palle …che  è cosa ben diversa dai testicoli. Ma come direbbe un  “…quel tal Sandro, autor d’un romanzetto ove si tratta di Promessi Sposi”: troppi “vasi di coccio sono costretti a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro”. E  ancora: “Il coraggio, uno, se non ce l'ha, mica se lo può dare". Ma allora stia zitto, per favore, e lasci stare chi le responsabilità è abituato ad assumersele. Sempre!!

Gli amici e-lettori non me ne vogliano per questo pistolotto dovuto!

Per chi volesse saperne di più sui gallinacei, ecco il meglio regionale:

Abruzzo
Gallinacciu
Basilicata
u Vìč , u Vìcce
Calabria
Paparu, Tacchinu, Nuzzu, Vič, Tacchin
Campania
Pinto
Emilia-Romagna
Pit,Tòch, Biren, Pulòn, Plit e Galinaz
Friuli-Venezia
Dindi (Friuli), Dindio
Lazio
Billo  -  Petecia: Ghiallinacciu
Liguria
Bibin cun e ae
Lombardia
Pulina (femmina) Pulun (mascio)
Marche
Galnac', Dindle, Dìndolu, Dindu, Viru
Molise
u Vìcce
Piemonte
Pitu, Biru
Puglia
u Vìč
Sardegna
su Dindu (Logudorese), su Pioccu
Sicilia
Pio , Sciurro, Nuzzo
Toscana
Lucio, Lucia, Billo
Trentino
Pàit, Paito (Valsugana)
Umbria
Billo
Veneto     
Piton, Dindiot, Dìndio, Pìto