"...io, ...cresciuto fra i saggi ignoranti di montagna che sapevano Dante a memoria e improvvisavano di poesia, io, tirato su a castagne e ad erba spagna, io, sempre un momento fa campagnolo inurbato, due soldi d'elementari ed uno d'università, ma sempre il pensiero a quel paese mai scordato dove ritrovo anche oggi quattro soldi di civiltà ..." (Addio, F. Guccini)

06 giugno 2010

C'è un tempo per ogni cosa ...

Ci siamo! Tra un paio di giorni (esattamente l'08 giugno) gli Amministratori comunali, molto probabilmente, “festeggeranno” il  primo anniversario. Vogliamo sperare che non lo facciano ricorrendo ad uno dei tanti baccanali  "partigiani" o, visto che oggi va tanto di moda, della "cricca dei soliti noti" (ovvero poco più di 1/3 dei votanti). E non mi si venga a dire che chi governa rappresenta i 3/3, e che il primo cittadino è  il sindaco di tutti e bla…bla…bla. Balle, cazzate!! Se non si riempiono di contenuti queste sono solo frasi ad effetto, slogan o, al massimo, buone intenzioni (esattamente come democrazia, libertà, uguaglianza, fraternità, solidarietà, ecc.). Il sindaco rappresenta tutti  solo se è la maggior parte della Comunità, e non solamente quel misero, sia pur rispettabile,  1/3 o poco più che lo ha eletto, a riconoscergli le capacità gestionali-amministrative, ma soprattutto la sensibilità, la forza comunicativa e le attitudini  necessaria per   "Servire la Comunità. O "Servire il Popolo”, come tanto piaceva ai "cattivi predicatori" e ai "fasulli ideologhi" casarecci del XX secolo. Qualità e capacità che valgono maggiormente per i piccoli centri,  dove un sistema elettorale che molti vorrebbero incostituzionale per la discrimine rispetto agli elettori dei grandi centri che possono, invece, scegliersi il sindaco a maggioranza. Maggioranza che è cosa ben diversa da 1/3 o poco più!! Ecco perché, caro Pretura, senza nessuna polemica, chi  "vuole" rappresentare l'intera collettività deve guadagnarsi il riconoscimento sul campo e non attribuirselo.
Il riconoscimento lo si conquista ascoltando le voci e i bisogni di tutta la Comunità, stando insieme ai cittadini, considerando, con rispetto ed umiltà, aspettative, desideri, proposte. Per essere amministratori della “Comunità” bisogna saper trasmettere senso di appartenenza e vicinanza a “tutti i cittadini” -  che non sono solo 1/3 o poco più degli elettori che ti hanno votato, o che hanno fatto finta di votarti.”  Manager di uomini” e non di sole pratiche burocratiche dovrebbero essere sindaci e assessori!!!  
A distanza di un anno, non sembra - a sentire quello che dicono o scrivono i peteciani su questo spazio -  che l’attuale  Amministrazione abbia raggiunto la maturità  necessaria per dialogare e “addomesticare” la maggioranza dei cittadini che, a torto o ragione, la considera ancora espressione di un gruppo minoritario, ovvero gestore di una tribalità politica-locale che, invece, andrebbe superata al più presto. Pena la crescita del malcontento nei confronti di coloro che sembrano refrattari ad accogliere il sacrosanto “diritto alla verità” dei cittadini.  In particolare, rispetto ad un buco di bilancio spaventoso e vergognoso che si trascina ormai da anni e sul quale nessuno, dalla casa municipale, si premura di dare risposte chiare e definitive.
I peteciani non sono giustizialisti, non vogliono mettere  nessuno alla gogna, né  far salire altri sul patibolo, vogliono semplicemente sapere: “come, con chi e per quali opere” si è arrivati ad un debito pubblico così impegnativo che pesa sui residenti per più di mille euro a testa, bambini compresi.
 Forse i cittadini, che un’idea di come siano andate le cose se la sono fatta, avrebbero  già “digerito” questa difficile situazione finanziaria se non  si ritrovassero tra le bbricocule o, come le lingue maldicenti azzardano - “fuori-dentro” l’attuale maggioranza -  i presunti responsabili del dissesto finanziario.
Caro Sindaco, visto che i peteciani sono stufi di tromboni, nani politici, affaristi e trombati (ormai completamente scoloriti) che non vogliono piegarsi alla storia e alla volontà della Comunità peteciana, fa qualcosa di sinistra, ma anche di centrosinistra e di centrodestra (come direbbe il tuo vecchio “capo” Valter): “Mandali tutti a fare in culo”!! Così sarà fatto il primo passo di avvicinamento verso quella maggioranza che vorrebbe riconoscerti  primo cittadino con il cuore e non con la scheda elettorale. Noi confidiamo.
Il secondo passo, considerata l’insufficiente umiltà e l’evidente difficoltà a costruire un feedback con i cittadini - tutti i cittadini -  potrebbe essere quello di informarsi, di studiare le modalità, la sensibilità, e le capacità umane con cui  Arcangelo, Giorgio, Pajetta ecc. (eccetera fino ad un certo punto!) si rapportavano con i membri della Comunità. Della loro “vocazione” ad “andare incontro” alla gente, perché deve essere la “politica” ad incontrare i cittadini e non viceversa. Ricordo che la domenica e le altre feste comandate, cominciavano la mmatina a bon’ora dalla Piazza: prima entravano da Emma e da Pippu e poi giù per la via Romana - a pei, senza camion  o blindati - arrivavano alla Croce da Sirverio, salutando e scambiando una parola con tutti. Ma proprio tutti quelli che incontravano!!! E al ritorno, per non perdersi niente, risalivano la Portecchia, sostavano a lli Meroli  davanti all’osteria de Sirvio, e poi riconquistavano la Piazza per incrociare i fedeli che uscivano dalla messa delle undici.  Senza disdegnare, nel pomeriggio, un passaggio alla Viapina con la “scusa” di andare al cimitero. E doppu allu barre per una partita a tressette con chi capitava, senza distinzioni di colori politici o di lista elettorale. Sicuramente Arcangelo, con la sua lunga e saggia esperienza politico-amministrativa-umana, offrirebbe, gratuitamente, il suo “modesto” contributo a tutti coloro che non difettano di umiltà.  Dico a tutti perché le modalità di rapporto e comunicazione con i peteciani le mettevano in atto sempre, anche quando erano all’opposizione. Era il loro stile di vita politico-sociale-umano, si sentivano “servi del popolo”. Il loro fare politica era mettersi al servizio della Comunità, sia che fossero maggioranza o minoranza e al di là di qualsiasi ambizione di potere personale, ammesso che ne avessero. Era il loro modo di amare Petecia e i peteciani. Tutti i peteciani: comunisti, democristiani, socialisti, missini, monarchici, amici e avversari. "Avversari" e non nemici. A Petecia non c’erano “nemici politici” ma soltanto fratelli peteciani: amici, compagni, monarchici o camerati che fossero.
Con questo non si vuole dire che Turania era un’ eden dove tutti andavano d’amore e d’accordo. Allora il dibattito politico era accesissimo (c’erano ancora le sezioni e la parrocchia), le discussioni ai consigli comunali appassionate e forti, le campagne elettorali partecipatissime e,  a volte, molto animate. Ma mai - dico mai -ci sono stati momenti di così alta tensione, di così tanto disprezzo per l’avversario (considerato nemico) da rasentare lo scontro fisico.
La classe dirigente, o presunta tale, (maggioranza, opposizione, associazioni e quant’altro) di questo paese, è ora che capisca, una volta per tutte, vale dire definitivamente, che i peteciani non ne possono proprio più. Se vi interessa veramente  capirlo scendete in mezzo a loro, ma fatelo con umiltà, con rispetto e amore. E soprattutto, se vi riesce, calate dallo scranno su cui vi siete accomodati, abbandonate gli atteggiamenti da superuomini nostrani e provate a fare un passo indietro (meglio due), cominciando a dialogare e a ri-trovare i valori della nostra Comunità. Per farlo ci vuole l’umiltà, la semplicità e la disponibilità di Arcangelo, Giorgio e Pajetta che, dopo le fiammate dei consigli comunali, andavano a farsi una partita a carte per dare un messaggio di serenità al paese. Se non riuscirete a ri-trovare le qualità di quegli uomini, che poi erano patrimonio anche dei nostri padri e dei nostri nonni, vuol dire che a voi non interessa il bene della nostra Comunità, ma, se mai,  di soddisfare le vostre “ambizioni personali” e/o  la vostra “sete di potere”. Conoscendovi non voglio credere che sia così e sono sicuro, come pure tantissimi concittadini, che incomincerete ad occuparvi “tutti” con serietà, correttezza e rispetto dei ruoli delle cose peteciane. Diversamente vi ricordo che questa non è più terra di conquista per nessuno (sono passati quei tempi) e che i “vostri” concittadini  sono al limite della sopportazione, nauseati da un clima avvelenato che nessun vero peteciano  vuole.
Il saggio cinese insegna che c’è un tempo per ogni cosa, e questo E’  IL TEMPO DELLA RI-CONCILIAZIONE E DELLA COLLABORAZIONE.
Se poi per voi i valori della saggezza, della tradizione e della cultura popolare peteciana sono solo degli optional, allora fareste meglio a levare le tende, prima che perdiamo completamente la pazienza e vi cacciamo tutti a calci nel culo.
I sessant’anni di Claudio De Somma sono un’occasione speciale per iniziare un nuovo corso. Non la sciupate banalmente, parlatene insieme con civiltà e fraternità. E' il desiderio di tutti i peteciani.