"...io, ...cresciuto fra i saggi ignoranti di montagna che sapevano Dante a memoria e improvvisavano di poesia, io, tirato su a castagne e ad erba spagna, io, sempre un momento fa campagnolo inurbato, due soldi d'elementari ed uno d'università, ma sempre il pensiero a quel paese mai scordato dove ritrovo anche oggi quattro soldi di civiltà ..." (Addio, F. Guccini)

06 novembre 2009

Un Signor Contadino (a ciascuno il suo).

La casa di Angelo e quella dei miei genitori era separata da un semplice muro. Si trovava alla fine della salita della Portecchia  e accedevamo in casa attraverso un corridoio comune. Come dire che con quella  famiglia si dividevano molte cose, perchè allora i vicini di casa erano considerati quasi parenti. Erano i tempi in cui si lasciavano le chiavi nelle toppe senza il benchè minimo timore che qualcuno potesse entrarti furtivamente in casa. Anche perchè non è che ci fosse poi tanto da poter sgraffignare! La mia famiglia e quella di Angelo si rispettavamo molto, tanto che per oltre vent'anni non c'è mai stato uno screzio, ma solo momenti di reciproche attenzioni e cortesie. I tratti distintivi di Angelo erano la semplicità, la pacatezza e la dignità che ne facevano un "Signor Contadino" del suo tempo. Ma quello che più stupiva di Lui erano la saggezza e la profonda conoscenza della cultura popolare e contadina. Raccontava con una espressività da "attore navigato" storie incredibilmente belle e divertenti come Cordiferro, La figlia del Podestà, i Briganti buoni e tante altre ancora. Le raccontava, rigorosamente a puntate, dopo cena davanti al camino della sua dignitosa dimora tra una palettata di ceci e un coppu di patate. Dove, quel semplice ed umile galantuomo, le avesse apprese e come riuscisse a ricordarle con tanta dovizia di particolari non l'ho mai saputo. Tanto erano belle e ben raccontate che davanti al camino di quell'accogliente e generosa famiglia ho trascorso le serate più ricche della fanciullezza.Credo che la mia passione per i racconti e la lettura in genere siano cresciute dinanzi a un camino, tra una palettata di ceci, due patate sotto lu coppu, un po' di mariole e un "Cantastorie" indimenticabile. E' davvero un peccato che tanti ragazzi  non abbiano avuto la fortuna di incontrare il sapere di un "maestro" della cultura popolare peteciana, al quale voglio rendere omaggio con questo semplice ed umile ricordo, posto volutamente vicino a quello della grande, ma semplice ed umile, Alda Merini.

(Avrei voluto inserire una foto che però non ho!)